Un recente studio cinese, del Dipartimento di Tossicologia del National Institute of Occupational Health and Poison Control del Chinese Center for Disease Control and Prevention di Beijing, ha proposto l’uso delle T cell del sistema immunitario come base per creare un nuovo test in vitro per la sensibilizzazione cutanea.
Il saggio ideato va infatti a valutare l’attivazione delle T cell umane tramite la misurazione dell’espressione della proteina di membrana CD69, effettuata con una citometria. Il test è stato sviluppato utilizzando in particolare linfociti T umani, della linea Jurkat Clone E6-1 ed è stato messo alla prova con 52 sostanze chimiche note per essere sensibilizzanti.
I linfociti sono stati quindi messi a contatto con diverse concentrazioni delle varie sostanze per 24 ore. I ricercatori hanno osservato che nella maggioranza delle prove la quantità di proteina CD69 espressa dalle cellule in vitro risulta proporzionale alla concentrazione di sostanza utilizzata, il che evidenzia l’esistenza di un collegamento causale tra li due eventi. In definitiva, il nuovo test ha dimostrato di avere una buona capacità predittiva per sostanze sensibilizzanti, con una sensibilità del 79,4%, una specificità del 88,9% e una accuratezza del 82,7%. Inoltre i ricercatori hanno verificato anche la riproducibilità interna a un laboratorio: in ogni test indipendente hanno infatti inserito anche un controllo positivo. Questo è ovviamente solo un primo step verso la creazione di un test per la sensibilizzazione cutanea che utilizzi i linfociti T, ma ha dato buone prospettive.
Hou F, Xing C, Li B, Cheng J, Chen W. Performance of a novel in vitro assay for skin sensitization based on activation of T lymphocytes. ALTEX. Pubblicato online il 21 aprile 2020. doi: 10.14573/altex.2001312.